



Sono ottanta le opere in mostra.
Partendo dall’esordio lauretano con Lorenzo Lotto, presente in mostra con tre opere significative, il percorso espone le opere degli artisti con i quali il De Magistris ebbe modo di entrare in contatto e si snoda nei suggestivi ambienti cinquecenteschi decorati dai seguaci del De Magistris con la partecipazione del Malpiedi, dove trovano spazio le imponenti pale del Tibaldi, dello Zuccari, del Barocci e del Pomarancio, chiamato dal cardinale Gallo a decorare la sala del tesoro e la cupola del santuario mariano. La bottega familiare del pittore di Caldarola nella quale egli mosse i primi passi, è rappresentata attraverso le tele di Durante Nobili, di Giovanni Andrea De Magistris e dalle primizie di Simone stesso, firmate insieme al fratello Giovan Francesco. I rapporti con Roma sono evocati attraverso le opere visionarie ed allucinate di Andrea Lilli, ma anche grazie ad alcune tele di El Greco che il maggiore studioso di De Magistris, Pietro Zampetti, ha sempre considerato come affine allo spirito visionario e mistico che anima le opere della maturità dell’ artista caldarolese. Sono riuniti nella mostra tutti i più importanti dipinti realizzati da Simone De Magistris per i suoi committenti marchigiani fra i quali figurano, oltre al cardinale Pallotta, altri importanti prelati, ma soprattutto una fitta schiera di artigiani e di sodali delle Confraternite nate sulla spinta del concilio tridentino; un insieme di ottanta dipinti che illustrano le vicende artistiche marchigiane negli anni cruciali che vanno dalla seconda metà del XVI secolo ai primi due decenni del XVII, riuniti grazie alla disponibilità di importanti musei come la Pinacoteca di Brera, la Galleria Nazionale delle Marche, la Pinacoteca di Ferrara, la Galleria Parmeggiani di Reggio Emilia, i Musei Capitolini ed il Museo di Castel Sant’Angelo di Roma oltre a numerose istituzioni marchigiane.